Lunedì, 11 12 2017

Un olivastro immortale

Nel 2010 mi avvicinavo al bonsai e un amico bonsaista mi regalò un olivastro che aveva in coltivazione da anni, perché potessi fare pratica su una pianta raccolta in natura, uno yamadori!!!


mi disse subito che la pianta era robusta ma aveva dei difetti nella base, un tronco cilindrico e la vegetazione primaria sottile. Io lo ascoltavo ma non lo seguivo, pensavo che fosse una gran bella pianta e il suo giudizio un po' troppo severo. Mi limitai per quasi un anno alla coltivazione, legatura dei primi rami utili e alle potature: non ostante questi pochi interventi riuscii a fare tanti di quegli errori che a un certo punto credevo di averla rovinata definitivamente: i primari li potai troppo presto, il filo lo lasciai incidere a fondo, poi lo toglievo senza tagliarlo cosi mentre lo srotolavo, all'incisione sommavo le spellature. Poi ci pensò la suggiscorza a fare il resto. Allora usai la rafia e il nastro autolegante ma ormai i rami rimasti erano talmente incisi che la vena residua era quasi inesistente. Allora, visto che non potevo per il momento agire sulla vegetazione, mi dedicai alla scolpitura del tronco realizzando un secco che nelle mie intenzioni doveva essere simile a quello degli ulivi millenari che ci sono qui vicino:

 

così in un pomeriggio ho invecchiato il mio povero olivastro di quasi 2000 anni, togliendo buona parte del tronco e della base

    

      

Per fortuna avevo a che fare con un olivastro che mi perdonava quasi tutto e che oggi è ancora in salute anche se sta ancora smaltendo i postumi delle mie lavorazioni aggressive e in alcuni momenti inopportune.
Adesso dopo altre riprese sul secco e un rinvaso intermedio si presenta così, la strada da fare è ancora molta ma io sono soddisfatto

 

Oggi agirei diversamente e ascolterei i consigli di chi ha fatto esperienza prima di me ma voglio fare una mia personalissima considerazione: non esistono piante belle o brutte, difficili o facili, non ci sono pezzi che senza intervento alcuno possano trasformarsi in bonsai.

L’oggetto artistico è nella nostra mente ma solo se sappiamo immaginare e progettare si realizzerà, come nel caso del solito blocco di marmo che contiene infinite sculture che solo pochi sapranno estrarre. E allora ringrazio l’amico che mi regalò quella pianta bruttina e tutta da scoprire perché sapeva che avrebbe richiesto molti interventi e sarebbe stata di stimolo a ricercare soluzioni diverse per arrivare a presentarsi alla fine credibile, come un piccolo albero.

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